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L'ombra della malavita cinese <br/>Polesine a rischio del "Sistema Prato"

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13/11/2015 - 11:30

di Alberto Garbellini

ROVIGO - Il pericolo che viene dall’oriente. Un’ombra di illegalità, e concorrenza sleale, pronta a spalmarsi sul mondo economico polesano, inquinando il sistema delle imprese e dell’industria tessile. Un pericolo che non arriva direttamente dalla Cina, ma da Prato.

Il cosiddetto “Sistema Prato” è stato spiegato ieri da Antonio Selvatici a palazzo Ferro Fini in Regione Veneto. L’autore del libro “Sistema Prato” analizza le cronologie, le modalità e i fini della creazione dell’imprenditoria illegale cinese nel celebre distretto toscano della moda e della pelletteria. Ad assistere alla relazione c’erano autorità politiche ma anche il prefetto e le alte cariche delle forze dell’ordine.

Selvatici, che è anche consulente della commissione parlamentare contro la contraffazione, spiega proprio che il Veneto e in particolar modo la Provincia di Rovigo sono uno dei terreni preferiti per lo spostamento al nord del sistema Prato. “In Polesine - dice - ci sono determinate condizioni favorevoli per l’insediamento di questo tipo di attività: capannoni a basso canone d’affitto, e una viabilità favorevole con ferrovia, A13 e Transpolesana”. A sostegno del rischio di economia illegale lo scrittore porta dati concreti: “In Polesine ci sono 817 imprese gestite da cinesi, una media di una ogni 299 abitanti. Una proporzione altissima, la più elevata del Veneto, dove ad esempio a Padova il rapporto è una ogni 441. Inoltre, il Polesine è considerato una zona tranquilla. Per questo negli ultimissimi anni c’è stata una grande affluenza di imprenditoria cinese”. E con questi numeri il pericolo di attività illegali aumenta vertiginosamente.

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