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Iran, una nuova frontiera per il made in Italy

L'intervista

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Un momento della visita in Iran della delegazione Api Rovigo

Neyad Zighami, presidente dell'associazione Polesine-Teheran, parla dell'Iran e del recente viaggio con Api Rovigo diretta da Raffaele Crepaldi e presieduta da Alessandro Duò.
La recente visita in Iran da parte di una delegazione guidata dal presidente di Api Rovigo, Alessandro Duò, è stata solo l’ultimo appuntamento di un’attività che mese dopo mese sta prendendo sempre più piede all’interno dell’associazione di categoria. Un’attività di promozione dei possibili scambi economici che vede il proprio fulcro nell’ associazione Polesine-Teheran, guidata da Neyad Zighami.



Iraniano d’origine, figlio dell’ex console persiano a Milano, Zighami vive e lavora da anni in Italia con una propria impresa, la Aurora srl (in società con la moglie Michela Donà e Cristina Perinello) che, fondata nel 2012, oggi conta su oltre 90 dipendenti e opera in tutta la penisola nel settore dei servizi. Nei mesi scorsi la fine dell’embargo, con l’Italia stabilmente ai primi posti fra i partner commerciali di Teheran, ha impresso un’accelerata alla sua attività. Da qui l’idea di creare contatti per aprire nuovi mercati in un mondo, l’Iran, alla ricerca di partner seri ed affidabili.



“Su queste basi, e grazie a questo rapporto – spiega Raffaele Crepaldi, direttore di Api Rovigo - abbiamo deciso di organizzare la prima missione delle imprese polesane in Iran. Fin dal nostro arrivo sono state subito fugate le preoccupazioni derivanti dalla situazione internazionale. Siamo stati accolti in una realtà sicura, cordiale e visibilmente propensa ad instaurare rapporti in una logica di collaborazione. La scommessa ha sicuramente portato i suoi frutti, oltre che per l’avvio di un processo che ci ha visto fra i primi ad avviare questo percorso, anche per i contatti successivi alla missione che hanno visto altre imprese manifestare la volontà di essere coinvolte, tanto che è in fase di preparazione una nuova missione per i primi mesi del prossimo anno. Questo percorso - prosegue Crepaldi - fa parte di quei servizi innovativi che Api Rovigo sta strutturando per fornire alle imprese associate la possibilità di cogliere tutte le opportunità presenti sul mercato”.



Un lavoro, quello di Api, che vede - come abbiamo visto - coinvolto a pieno titolo Neyad Zighami e l’associazione Polesine-Teheran.



Zighami, ci racconta perché, oggi, un imprenditore dovrebbe scommettere sull’Iran?

“Perché è la nuova frontiera. E’ un grande Paese, con un’ottima capacità di investimento che però, al momento, ha bisogno di acquisire all’estero le tecnologie, le conoscenze… La guerra con l’Iraq, prima, e l’embargo, poi, hanno frenato lo sviluppo di una realtà dalle enormi potenzialità. E non solo per il petrolio. Perché investire in Iran? Per la sicurezza del proprio capitale, in primo luogo. Per le agevolazioni che lo Stato ha deciso di mettere a disposizione di chi sceglie l’Iran per la propria attività. Senza dimenticare il costo del lavoro concorrenziale e la possibilità di inserirsi in un mercato enorme. Mi sembra che i fattori favorevoli siano numerosi…”.



Andiamo per ordine. Il mercato…

“Esatto. La differenza sostanziale rispetto alle esperienze passate di delocalizzazione, che hanno coinvolto anche molte imprese italiane, sta proprio qui. Iniziare a produrre in Iran significa in primo luogo aprirsi una porta su quel mercato. Si produce in Iran per l’Iran, dove la capacità di spesa di parte della popolazione è alta (si certo molto più alta di quella che si è portati a immaginare); dove i prezzi al consumo sono spesso a livello di quelli dei Paesi occidentali, e dove c’è necessità di prodotti per l’industria ma anche di investimenti per l’ambiente o, più semplicemente, di made in Italy per i centri commerciali. Si produce in Iran in primo luogo per il mercato iraniano, e poi eventualmente per l’export. Non si produce all’estero (come nel caso del tessile di qualche anno fa) per poi esportare tutto in Italia dove l’evoluzione dei consumi va molto a rilento e non mancano i segnali di deflazione. In Iran i consumi sono in crescita forte e costante. E servono i prodotti. In quest’ottica, chi arriva per primo ha più possibilità di entrare sul mercato”.



Fra i fattori positivi metteva anche la sicurezza. Scusi il gioco di parole, ma è sicuro?

“L’Iran è un paese sicuro sotto tutti i punti di vista: sia sociale che economico. La sicurezza degli investimenti viene garantita dallo Stato. Lo stesso Stato che mette a disposizione incentivi per gli imprenditori stranieri, a partite dalla decontribuzione per i primi 10 anni di attività. In questo modo il costo del lavoro è assolutamente concorrenziale. Poi bisogna aggiungere un grande e profondo rispetto per gli stranieri e per chi decide di investire nel Paese. Rispetto da parte delle istituzioni e della gente, perché c’è voglia di crescere. Infine va ricordato che la formula migliore per investire è quella di presentarsi in partnership con imprenditori locali, che ci sono e sono davvero interessati ad ammodernare le proprie imprese, ma al tempo stesso anche ad affrontare nuovi settori. E qui si inserisce il nostro lavoro come associazione: aprire i contatti e i canali per rendere possibile un investimento”.



Dal punto di vita di Api Rovigo, associazione con la quale voi collaborate, è senza dubbio un servizio importante…

“Molto importante, anche perché siamo gli unici ad offrire un servizio che è anche un’opportunità. Investire all’estero senza avere una chiara cognizione delle leggi e delle norme locali, senza conoscere le tradizioni e le regole non è semplice. Noi siamo dei facilitatori. Per questo come associazione siamo a disposizione di chiunque voglia verificare la possibilità di fare investimenti in Iran. Siamo già presenti sul territorio iraniano con una società di trading e consulenza (Oz Hp ltd), che dispone di ampi mezzi per potere espletare le indagini del caso. Il direttore tecnico è il dottor Sina Homatash. Ci si incontra, ne parliamo. Poi, se c’è l’interesse, si studia come procedere. Riuscire a portare a Teheran una delegazione di imprenditori polesani che ha avuto modo di toccare con mano quella realtà, e l’interesse che viene rivolto agli imprenditori, è stata un’ottima base di partenza”.



Cosa deve avere chiaro in testa un imprenditore prima di intraprendere questo percorso?

“Deve essere convinto della bontà del progetto e presentarsi con idee chiare, ben definite e sostenibili. Non è un mondo per avventurieri, ma per imprenditori seri e capaci. Si richiede serietà e in cambio, oltre alle agevolazioni, si garantisce serietà”.



Lei è davvero convinto che oggi l’Iran rappresenti un’opportunità?

“Assolutamente convinto. L’ Iran, e lo dico io che vivo e lavoro in Italia da tanti anni, è un Paese dalle potenzialità enormi; con un mercato che ha pochi uguali al mondo e soprattutto con tanta voglia di crescere e di avvicinarsi agli standard di vita occidentali. Non solo. L’Iran è anche il punto di riferimento, la porta d’accesso per i Paesi del sud e dell’area asiatica dell’ex Unione Sovietica: un intero mondo che fa riferimento in primo luogo proprio all’Iran, sia per motivi di contiguità geografica che per questioni storiche e geopolitiche. Non solo un grande mercato già pronto, ma un’intera area geografica che ha voglia di made in Italy e bisogno di investimenti in tecnologie e imprese moderne. La riapertura dei rapporti dopo l’embargo è una grandissima occasione, anche perché l’Italia viene vista nel suo complesso come uno dei partner più affidabili. Il momento, insomma, è adesso”.



L'intervista è in edicola nella Voce di domenica 7 agosto
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