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Merce di Natale pericolosa: maxi sequestro

Finanza, stroncato un traffico illegale destinato anche al Polesine

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24/12/2016 - 00:15

Merce natalizia non conforme e pericolosa destinata anche al Polesine: scattano i sequestri.



Una delle nuove tecniche adottate dai trafficanti di prodotti non conformi fabbricati in Cina e destinati ad essere immessi in consumo nel mercato nazionale è quella di indicare come destinatari delle merci società diverse da quelle reali, spesso inattive, inesistenti o sconosciute al fisco ovvero rappresentate da meri prestanome. Questo al fine di eludere i controlli sulla merce importata illegalmente.



È quanto scoperto nei giorni scorsi dai militari della compagnia della guardia di finanza di Gorizia, durante un posto di controllo predisposto nei pressi del casello autostradale “Lisert” di Monfalcone, quando hanno fermato un autoarticolato proveniente dalla Slovacchia accertando la presenza, nel rimorchio container, di 164.414 prodotti, tra cui addobbi natalizi, giocattoli, casalinghi, articoli elettrici ed elettronici, prodotti per alimenti, utensili, abbigliamento, destinati ad una ditta con sede a Roma, di fatto inesistente, rappresentata da un soggetto di nazionalità cinese.



Le successive operazioni di controllo hanno permesso di verificare che la merce era priva dell’indicazione dell’importatore comunitario, delle dichiarazioni Ce di conformità con riguardo ai prodotti elettrici/elettronici, del marchio Ce per quanto concerne i giocattoli, dei simboli prescritti con riferimento ai prodotti per alimenti, delle istruzioni d’uso e delle avvertenze in lingua italiana, nonché di notizie complete e idonee a informare gli acquirenti sull’origine, la provenienza, la qualità e le caratteristiche dei prodotti.



Tutti gli articoli rinvenuti sono stati pertanto sottoposti a sequestro. I prodotti non conformi e potenzialmente pericolosi per la salute e l’ambiente, fabbricati in Cina, importati nel territorio comunitario attraverso il porto di Capodistria (Slovenia) da un’azienda con sede a Praga (Repubblica Ceca), sarebbero stati dunque venduti con gravi rischi per i consumatori in un emporio con sede nel capoluogo euganeo, gestito da soggetti di nazionalità cinese, a sua volta fornitore di numerosi rivenditori delle province di Padova, Venezia, Vicenza, Verona, Rovigo.



Il servizio sulla Voce di sabato 24 dicembre.

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