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Polacque-Cvs, la fusione dovrà fare i conti con i Pfas

Il caso

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La sede di Polesine Acque in via Benevenuto Tisi da Garofolo a Rovigo

01/04/2017 - 08:30

Fusione Polesine Acque-Cvs: al di là della suddivisione del patrimonio azionario fra i comuni, con i polesani pesantemente penalizzati rispetto ai padovani c'è l’emergenza Pfas.



Il Polesine, per fortuna, fino ad oggi è rimasto completamente al di fuori da questa problematica. A parte qualche rilevamento fuori norma lungo il Po, rientrato subito con lo scorrere del grande fiume, non si sono registrati casi di avvelenamento delle acque. Nella bassa padovana, ovvero nell’ambito territoriale di competenza di Cvs, qualche caso c’è stato. Tre, per la precisione, con un comune, Montagnana, che è stato inserito addirittura all’interno della “zona rossa”, vale a dire quella più inquinata e sulla quale bisognerà intervenire in maniera massiccia. Gli altri due sono, per parte del territorio, Megliadino San Fidenzio e Urbana.



E se oggi a farsi carico della pulizia delle acque è il Cvs, un domani dovrebbe essere la nuova società, soci polesani compresi, mettendo mano alle risorse disponibili. Anche perché i tre comuni della bassa padovana interessati al fenomeno Pfas valgono, insieme, il 4,40% delle azioni della nuova società. Vale a dire più di Rovigo.



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