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Polacque-Cvs, fusione a tappe forzate. Con bluff

Società partecipate

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La sede di Polesine Acque in via Benevenuto Tisi da Garofolo a Rovigo

11/05/2017 - 09:30

Il sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin se la cava con una battuta che però dice più di mille parole: “Chi insiste per la fusione fra Polacque e Cvs, e vuole anche accelerare i tempi, non ha semplicemente a cuore il futuro del Polesine. Non vuole bene alla propria terra”.



Del resto l’intenzione dei due cda di andare avanti a spron battuto sulla fusione, è giunta quasi inaspettata dopo che la bocciatura a grande maggioranza del consiglio comunale di Rovigo aveva messo in grande difficoltà il fronte del “sì”.



Ma allora, cosa è successo per convincere i cda, e sindaci del “sì” questa accelerazione che a molti pare un azzardo, e ad altri un bluff? Semplice. Le prossime elezioni rischiano di mettere in discussione anche posizioni che erano già state date per acquisite.



E’ il caso di Badia, che vale il 5,18% delle quote. E alle urne ci va pure Porto Viro, che oggi è commissariata e che potrebbe esprimere un sindaco nettamente contrario alla fusione. Porto Viro, per la cronaca, vale l’1,27%.



E se già con il voto contrario di Rovigo e Adria sarebbe stato difficile, dal punto di vista politico, far digerire la società unica fra Polacque e Cvs, con il voto contrario di quattro dei cinque principali comuni della provincia di Rovigo diventerebbe davvero una mission impossible.



Il servizio completo, tutti i dati e i commenti sulla Voce in edicola giovedì 11 maggio.

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