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Scuola, come far star bene i nostri figli

L'incontro

16/05/2017 - 18:34

Il benessere dei nostri figli a scuola è stato oggetto di riflessione dell’incontro con la professoressa Daniela Lucangeli, che si è svolto ierisera nella scuola Giacomo Sichirollo di Rovigo. L’appuntamento è stato organizzato dalla scuola in occasione del “Senza zaino day”, il cui tema quest’anno è "Diamoci la mano. Insieme per il benessere dei bambini".



“Scuole senza zaino” è un nuovo modello didattico adottato ormai da quasi 200 scuole in Italia, che prevede la sostituzione dello zaino con cui gli studenti solitamente trasportano tra casa e scuola il proprio materiale (libri, quaderni, astuccio), con una cartellina leggera per i compiti a casa.



Dopo i saluti del vice sindaco e assessore all’istruzione del Comune di Rovigo Ezio Conchi, la professoressa Lucangeli è stata introdotta dalla dirigente scolastica Patrizia Granata: pro rettore all’Università degli studi di Padova, è professore ordinario di Psicologia dello sviluppo presso la facoltà di Scienze della formazione nello stesso ateneo, esperta in psicologia dell’apprendimento e autrice di numerosi contributi di ricerca.



Nel corso della serata, la docente, che si occupa non solo di studiare i rapporti tra il cervello umano e le sue funzioni ma anche di aiutare i bambini con disturbi dell’apprendimento, si è rivolta a insegnanti, educatori e genitori per mostrare come contribuire al benessere dei ragazzi. In effetti preoccupanti dati statici rilevati su un campione di studenti italiani dai 14 anni segnalano uno stato di malessere diffuso durante gli anni scolastici per il 73 %.



“Un fatto grave – ha sottolineato l’esperta – se consideriamo gli enormi investimenti nella scuola degli ultimi anni, che evidentemente non vengono restituiti”. La prima ragione, a suo avviso, è nel “carico cognitivo imposto dalle vigenti prassi didattiche: la scuola prestazionale non insegna ma ‘ingozza’, in quanto fornisce una mole di informazioni, che a lungo andare supera la soglia della sanità”.



La conseguenza è che, così facendo, non solo si finisce per provocare il rifiuto e il rigetto della scuola, ma si rischia anche di ostacolare la memorizzazione a lungo termine dei contenuti appresi.



A questo punto la soluzione proposta è che “la scuola deve tornare un ambiente dove si sta bene, facendo leva sulle emozioni e non sulla paura ed il senso di colpa di fronte all’insuccesso; premiare lo sforzo e l’impegno, al di là del risultato, aiutando a superare le difficoltà, perché gli insegnanti non sono giudici ma educatori”.



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