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Il versante polesano della strage di Brescia

Ergastolo per Carlo Maria Maggi

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22/06/2017 - 00:26

Ora la strategia della tensione non è più solo una teoria per spiegare la stagione di attentati e stragi che han insanguinato l’Italia negli anni ‘70. E parte di quella strategia aveva addentellati anche in Polesine.
Poco prima della mezzanotte di martedì scorso la Cassazione ha confermato le sentenze di ergastolo per la strage di piazza della Loggia, a Brescia eccidio (una bomba provocò 8 morti e oltre 100 feriti) che risale al 28 maggio 1974. Carcere a vita per Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi. E proprio Maggi è nativo di Villanova del Ghebbo, dove è nato 83 anni fa, prima di compiere gli studi ad Adria e poi trasferirsi a Venezia per esercitare la professione di medico. Ma maggi era anche il responsabile per il Triveneto di Ordine Nuovo, l’organizzazione neofascista indicata come la culla delle menti criminali che progettarono stragi e attentati. E fra queste proprio la strage di Brescia.
La cassazione ha così messo un punto fermo nella storia del Dopoguerra, e dopo decenni di tentativi non riusciti ricostruisce, non solo dal punto di vista storico, ma anche giudiziario, quello che avvenne negli anni ‘70 in Italia. L’attentato di Brescia era l’ultima pagina giudiziaria ancora aperta sugli anni di piombo e della strategia della tensione. L’ultima possibilità per dare un nome a esecutori, e parte dei mandanti di una delle stragi più efferate degli anni ‘70, organizzate da organizzazioni eversive, con la complicità di apparati dello Stato, per tentare di sovvertire l’ordine democratico.
Il versante polesano di questa tragica pagina non riguarda solo le origini di Maggi. Il medico ora residente a Venezia e dai ieri ai domiciliari, infatti, negli anni ‘70 ha coltivato a lungo una cellula ordinovista proprio a Rovigo, dove spesso si recava per serrare i ranghi dei suoi “camerati”.

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