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Nove comuni in emergenza: l'acqua non è potabile

Nelle acque dell'Adige componenti, in particolare metalli, in concentrazioni che mettono ko la centrale di Boara. C'è un piano per la riattivazione dell'impianto. Ma se entro e 14,30 non funzionerà, entrerà in gioco il "piano B": riattivazione, ma senza acqua potabile.

Nove comuni a secco. E l'emergenza, a quanto pare, non finirà a breve. L'impianto di Boara Polesine, ha spiegato il prefetto Maddalena De Luca dopo una riunione urgente durata un'ora e mezza, è al lavoro per ripristinare la completa erogazione di acqua potabile.

Alle 14.30 il tavolo di emergenza si riunirà di nuovo in prefettura, ma allo studio - se la centrale di potabilizzazione di Boara non dovesse riprendere a funzionare - c'è un piano B.

Il problema è causato da alcuni componenti, presenti nelle acque dell'Adige a causa della piena, che non erano mai stati trattati dalla centrale, e che rendono pertanto l'acqua non potabile. Da qui l'impossibilità di distribuirla a Rovigo città e nei comuni di Arquà Polesine, Costa di Rovigo, Villamarzana, Bosaro, Pontecchio, Villadose, San Martino di Venezze e Ceregnano.

Spiega nel dettaglio il direttore generale di Acquevenete Monica Manto: “Ci sono state concentrazioni di metalli inquinanti come alluminio e ferro con valori importanti che l’impianto di Boara Polesine, non è riuscito a smaltire. Nelle prossime ore rilasceremo un reagente nell'acqua, il cloruro ferrico, per cercare di rendere nuovamente potabile l’acqua della centrale". La dirigente sottolinea che l'impianto di Boara Polesine è un impianto moderno e che deve soltanto essere potenziato, ed è già previsto nel piano d'ambito un investimento dedicato.

Se Acquevenete non riuscirà a sistemare il problema in tempi brevi, nel pomeriggio potrebbe scattare il piano B: ovvero erogare acqua non potabile e - in alcuni punti - assicurare invece l'erogazione di acqua potabile tramite autobotti.

Nessun problema invece all'ospedale, dove - spiega il direttore generale dell'Ulss 5 Antonio Compostella, "Acquevenete ha assicurato l’acqua mediante l'utilizzo di autobotti e ha costantemente alimentato le cisterne interne della struttura". Stessa cosa per le comunità come le case di cura.

 

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