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Qualità della vita

In Polesine solo nebbia e noia Macché, buona tavola e vivacità

I giornalisti di Libero e Avvenire si dividono su Rovigo a colpi di ironia

In Polesine solo nebbia e noia Macché, buona tavola e vivacità

20/12/2018 - 08:20

Da Rovigo si può solo fuggire. Macché a Rovigo si vive bene, e si mangia pure bene. Rovigo e il Polesine sono sulla ribalta nazionale per via della classifica della qualità della vita del Sole 24 ore. Una graduatoria che piazza il Polesine in un’apparentemente anonima 58esima posizione.

Senza infamia e senza lode, verrebbe da dire. In realtà non si può non sottolineare la particolarità polesana. Il territorio tra Adige e Po, per la qualità della vita, è nettamente all’ultimo posto del Triveneto, e con poche città del Nord Italia alle sue spalle. Il treno del Nordest, così, ha un freno chiamato Polesine.

Una situazione che apre un dibattito, opinioni diverse, ma anche facili ironie. E così mentre il giornale Libero ha pubblicato il viaggio immaginario a Rovigo, tra nebbia, noia, e poco altro. Ora c’è un articolo di Avvenire che rivaluta il Polesine, il suo stile di vita e la sua gastronomia. In questa situazione, quindi, è proprio il caso di dire “de gustibus” perché il gusto va a gusti.

Tornando alla disputa sul Polesine e sul suo capoluogo su Libero la giornalista ha ironizzato sulla nebbia che d’inverno avvolge la città, al punto tale che arrivando a Rovigo uno non si rende nemmeno conto di dove si trova. Un po’ come nell’immortale film Totò Peppino e la Malafemmina: “Se non si vede nulla con la nebbia, come si fa sapere che c’è?”. In questo caso però Rovigo non è Milano. E la nebbia avvolge tutto, ma come in tante altre parti d’Italia. Certo, continua la giornalista, a volte per fuggire da Rovigo bisogna un po’ morire, rivedendo così il proverbio in “vedi il Polesine e poi muori”. Ironia da barzellette, che i polesani conoscono bene.

Ma in aiuto a chi vive tra Adige e Po arriva un altro giornale nazionale: Avvenire. Il giornalista Paolo Massobrio infatti decanta le bellezze della provincia di Rovigo, chiedendosi come sia possibile dire che a Rovigo non si vive bene. Lui in città ci è stato un mesetto fa e dice di non aver visto folle di persone affrante o succubi dello stress. Anzi ricorda di aver visto una città piacevole, e di aver apprezzato quel che si vendeva in una certa enoteca, la Benedina, vino rosso di produzione locale. E pii, allargando il discorso: i molluschi del delta, con le vongole e le cozze della sacca di Scardovari. E ancora restando sulle prelibatezze per il palato: le anguille di Rosolina, le noci di Borsea, l’accoglienza in un noto ristorante di Lusia, insomma chi più ne ha più ne metta.

Certo il giornalista esalta anche piazza Annonaria, potenzialmente vincente, in realtà poco più che abbandonata a se stessa. Certo lui si chiede come si possa definire depressa una città ricca di botteghe artigianali, enoteche, aziende, iniziative di solidarietà. Tutto vero, come altrettanto vero è il fatto che molte di queste realtà sono prese per il collo dalla crisi economica o stanno addirittura chiudendo. E allora che dire? Parlare di Rovigo solo per una classifica, con i suoi pro e i suoi contro è riduttivo, ma lancia un sasso nello stagno, per spezzare quella noia che secondo una classifica di qualche anno fa aveva la sua capitale proprio a Rovigo. Ci risiamo, insomma, rodigini a Nordest, ma lontani dal Nordest. Il dibattito continua. A chi ne parla, o ne legge, in giro per l’Italia, non resta che dire, venite, venite in Polesine: provare per credere.

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