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Il caso

C’era una volta un’associazione

Il declino di Confapi Rovigo va di pari passo con quello del suo presidente Alessandro Duò: da manager rampante a "peso" per il sindaco

C’era una volta un’associazione

L'inaugurazione della sede di Confapi e come è oggi, del tutto abbandonata

Era il 16 marzo del 2016: sono passati meno di tre anni, ma sembra una vita. Quel sabato mattina veniva inaugurata in grande spolvero la sede di Confapi Rovigo (poi diventata semplicemente Api Rovigo), la nuova associazione presieduta dal vulcanico e rampante imprenditore del Delta, Alessandro Duò.

L’iniziativa, aveva spiegato Duò, era nata come una “ventata di ottimismo”, come un’iniziativa per riportare i polesani al centro dell’economia provinciale. Confapi in contrapposizione, dunque, con il resto delle categorie produttive. In primis con Unindustria, che aveva terminato da poco il proprio iter di fusione con Venezia. E in controtendenza rispetto alle altre sigle del mondo economico che già da tempo avevano scelto, volontariamente o meno, la strada della fusione con le consorelle di realtà limitrofe.

Confapi, insomma, nasceva con caratteristiche ben definite. E con grosse ambizioni: costosa sede in pieno centro (sopra all’Aci, in piazza XX settembre, con vista sulla Rotonda), con un proprio staff guidato dallo stesso Duò come presidente e coordinato da uno dei suoi uomini più fidati, Raffaele Crepaldi, oggi assessore a Porto Tolle. Grande sala riunioni e corsi di formazione a finanziarne l’attività.

Sono passati come abbiamo visto meno di due anni, e del “miracolo Confapi” (che secondo i dati forniti era arrivata ad associare quasi 200 imprese) è rimasto ben poco.

Completamente sparita quasi da subito dai radar della politica sindacale, con il passare dei mesi ha perso per strada anche molti dei suoi dipendenti, fino alla chiusura della sede in centro per ritirarsi in una “ridotta” in periferia, tenuta aperta in gran parte per continuare nell’attività dei corsi, la maggior parte in collaborazione con un’azienda di Boara Pisani.

Ma un compito l’associazione l’ha portato a termine: fare da trampolino di lancio per accreditarlo con la politica polesana. Nelle stanze di Confapi è nato il rapporto con il sindaco Bergamin, che l’ha nominato alla guida di Asm Spa. E proprio la guida della Spa ha riportato Duò sotto i riflettori. I partiti di maggioranza in queste ore chiedono al sindaco di liberarsi subito della sua presenza, vuoi come presidente che come consigliere personale. E’ una delle condizioni poste per riprendere il dialogo e far ripartire la maggioranza. Più facile a dirsi che a farsi. Se Duò, che nel frattempo sta affrontando anche un serio problema con le imprese di cui è socio di riferimento (con una richiesta di Concordato in bianco presentata al Tribunale di Venezia) dovesse “resistere”, al sindaco verrebbe chiesto di scaricarlo pubblicamente, creando una situazione di grande imbarazzo.

Ma torniamo a Confapi. Oggi la grande (ex) sede di piazza XX settembre è tristemente abbandonata. Resta l’insegna, e restano le bandiere strappate. Che sono un segnale visivo davvero forte. Restano anche degli associati? Questo è difficile da sapere. Di certo molti di quelli che avevano provato a seguire Duò nella sua avventura sono tornati verso le case madri di Confindustria e Cna.

E allora di quell’esperienza cosa resta? Di certo alcune iniziative mai andate in porto. La più clamorosa fu la richiesta di entrare nel capitale sociale del Cur con una quota societaria consistente. Non se n’è mai fatto nulla. E alla luce di quello che è successo...

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