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Ecco i vincitori del premio dedicato a Marco, il grande maestro

Altissima la qualità dei cinque gruppi finalisti. Prevale la raffinatezza sonora di due giovanissimi

Ecco i vincitori del premio dedicato a Marco, il grande maestro

Il duo Migranting Thoughts ha vinto la quarta edizione del premio Marco Tamburini.

Da quattro anni è la serata più attesa del festival Jazz Nights at Casalini’s Garden: quest’anno il concorso dedicato all’indimenticabile musicista era riservato ai gruppi, e solo cinque formazioni hanno avuto accesso alla serata finale.

Come sempre ogni gruppo ha dovuto eseguire due brani composti da Marco Tamburini, riarrangiati in modo originale. La serata è stata suddivisa in tre parti: tre gruppi concorrenti nella prima, un gustoso intermezzo che ha avuto per protagonista il sassofonista italo-argentino Javier Girotto, e gli altri due gruppi finalisti a chiudere.

La giuria, presieduta dallo stesso Javier Girotto, e completata dal direttore del conservatorio Giuseppe Fagnocchi e da tre docenti, Fabrio Petretti, Marcello Tonolo e Claudio Donà, si è quindi ritirata per scegliere il gruppo vincitore del premio di duemila euro offerto da RovigoBanca, organizzatrice del festival insieme al conservatorio Venezze.

Nell’attesa del verdetto, il pubblico è stato intrattenuto da un eccellente trio formato dal sassofonista Leonardo Rosselli, già studente del Venezze, e due giovani studenti del dipartimento Jazz rodigino, Filippo Cassanelli (contrabbasso) e Agata Garbin (batteria), che hanno dimostrato - se ancora ce ne fosse bisogno - l’elevato livello della didattica jazz espressa dal conservatorio rodigino.

Va detto subito che mai come quest’anno il livello dei gruppi partecipanti è stato così alto, e la qualità di tutte e cinque le esecuzioni non ha di certo facilitato il compito della giuria.

Alla fine l’ha spuntata, forse a sorpresa, il raffinato Migrating Thoughts, duo formato dal ventunenne trombettista toscano Jacopo Fagioli e dal pianista, diplomatosi al conservatorio di Pesaro, Nico Tangherlini, classe 1995, che ha colpito per il controllo della sonorità, il relax ritmico, la preparazione strumentale e la profonda sensibilità profuse nelle interpretazioni dei brani “Isole” e “Chromatic step”.

I due giovani musicisti, sicure promesse del giovane jazz italiano, si sono conosciuti ai corsi di Siena Jazz. Ma oltre a tessere le lodi dei vincitori, meritano di venire ricordati almeno, per l’originalità degli arrangiamenti, il quintetto !Heck!, che ha aperto la serata, per la fluidità dell’esecuzione (da segnalare la giovane batterista Evita Polidoro) e l’Offset Quartet per l’originalità degli arrangiamenti proposti. Il premio è stato consegnato quest’anno ai musicisti vincitori dalla più giovane figlia di Marco, Camilla Tamburini.

La serata è stata però segnata in modo profondo dall’esibizione di Javier Girotto, migrante che ha fatto il cammino contrario a quello di molti nostri nonni, trasferendosi nel 1991 dall’Argentina, dov’è nato nel 1965, in Italia, dove tuttora risiede.

Diventato celebre come leader di Aires Tango, quartetto nato nel 1994 e che festeggia quindi quest’anno il venticinquennale, è da tempo fra i più apprezzati e richiesti solisti del panorama jazzistico italiano.

Girotto ha lasciato a casa il baritono ed ha utilizzato al Casalini, il più agile sax soprano, regalandoci, in mezzo alle esibizioni dei gruppi finalisti, uno splendido fuori programma magistralmente accompagnato da Stefano Onorati (pianoforte), Stefano Senni (contrabbasso), e Stefano Paolini (batteria), tutti docenti del conservatorio rodigino. In pur soli quattro brani, tutti di sua composizione, il sassofonista argentino è riuscito a creare un climax di straordinaria intensità, mescolando mirabilmente il suo jazz d’impronta modale ai ritmi e alle atmosfere della sua terra d’origine.

L’attesa è ora tutta per giovedì prossimo, con la serata conclusiva del festival che avrà per protagonisti l’Emanuele Cisi & Alkaline Jazz Trio e, soprattutto, la leggendaria Bobby Previte’s Classic Bump Band.

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