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“Ciclovia Destra Adige, dov’è finita?”

“10 anni di promesse e interventi scollegati. A Verona funziona benissimo, in Polesine no”

“Ciclovia Destra Adige, dov’è finita?”

Ciclovia Destra Adige, a che punto è il progetto? Se lo chiede la Fiab, l’associazione Amici della bici, che chiede di sapere la situazione del progetto cicloturistico dopo anni di promesse, annunci, interventi realizzati senza una visione unitaria. I vertici dell’associazione spiegano che “correva l’anno 2010 quando le Fiab di Rovigo e Verona pedalarono lungo l’Adige incontrando le amministrazioni locali per spingere alla realizzazione della ciclovia Destra Adige. Nel giro di tre anni i Comuni rivieraschi hanno ottenuto un importante finanziamento regionale per concretizzare il progetto. Oggi, dopo oltre 10 anni, non ci è dato sapere se la ciclovia andrà in porto”.

L’associazione Amici della bici sottolinea che “in questo tempo i Comuni si sono mossi in modo scoordinato, portando avanti opere di valore locale o comunque lontane da una visione unitaria. Cominciarono per primi Cavarzere e Rosolina. Il Comune veneziano ha da tempo inaugurato il suo personale tratto di Adige Sud. Un percorso che si sviluppa lontano dalla riva del fiume in ossequio alla logica di non interferire con il sacrosanto diritto delle auto a dominare ogni strada. Al contrario, il Comune bassopolesano ha, viceversa, risolto l’annoso problema del passaggio della Romea con un efficace sottopasso”.

L’associazione continua: “Più recentemente è stato il turno di Rovigo che ha dato una sistemazione di massima all’argine da Granzette fino a Concadirame. Qualche cartello simbolico, dei parcheggi (per una ciclovia?) e delle panchine. Per ultimo Badia Polesine che, autonomamente, ha realizzato un, senza dubbio utile, sottopasso ciclopedonale sotto il ponte della provinciale. Un intervento significativo realizzato con fondi propri che però è divenuto anche il pretesto per sfilarsi dalla cordata delle amministrazioni rivierasche che dovrebbero lavorare assieme per finalizzare l’opera”.

E poi il confronto: “Basta fare un salto nel veronese per rendersi conto di quanto questa infrastruttura funzioni e sia fruita anche, e spesso, da viaggiatori stranieri. Un itinerario che potenzialmente porterebbe visitatori dall’Austria e dalla Germania, Paesi dove il cicloturismo è praticato, diffuso e incentivato. Noi siamo qui, attoniti e in attesa, dopo anni di pressing con manifestazioni, tavole rotonde e promesse. La Destra Adige sembra essere sempre più una chimera e a brevissimo scadranno anche i termini per sfruttare il finanziamento regionale”. I dirigenti rodigini della Fiab dicono che “il nostro principale timore è che la perdita di questa opportunità possa generare discredito nelle capacità della nostra realtà territoriale di lavorare in sinergia verso un obiettivo comune. Minando la nostra credibilità agli occhi di chi è pronto ad investire e a credere nel Polesine”.

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