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ROVIGO

Ossario militare, recupero al via

Ossario militare, recupero al via

13/05/2022 - 19:15

I lavori sono partiti una decina di giorni fa e si chiuderanno nell’arco di un paio di mesi. Poi l’ossario militare all’interno del cimitero di via Oroboni sarà finalmente restaurato. Un recupero conservativo dell’immobile che la città chiedeva da anni e che ora è finalmente entrato nella sua fase operativa.

Attorno all’ossario sono già stati alzati ponteggi e impalcature del cantiere della ditta che dovrà portare avanti l’intervento approvato dalla giunta comunale guidata dal sindaco Edoardo Gaffeo con un finanziamento di circa 500mila euro (con fondi della Regione Veneto, del Comune e della fondazione Cariparo). I lavori erano stati aggiudicati alla ditta Ar arte e restauro di Padova.

Il restauro punterà a sistemare pareti e intonaci dell’ossario, compresa una pulizia delle lapidi. Sparirà quindi quel degrado che per anni ha avvolto uno dei simboli della memoria storica della città. L’ossario militare di Rovigo è stato il primo sacrario militare eretto in Italia, dopo la fine della Grande guerra. Custodisce le spoglie di 804 soldati, morti negli ospedali da campo allestiti in terra polesana, nelle retrovie del conflitto che oltre cent’anni fa sconvolse il mondo: 589 italiani, 215 austroungarici, a cui aggiungere anche una crocerossina, suor Giuseppina Vasoin. L’ossario di viale Oroboni per decenni è stato dimenticato, abbandonato a se stesso, a marcire.

E’ dal 1993 che al suo interno non si celebrano più né messe né celebrazioni. Per anni le segnalazioni di degrado si sono susseguite senza che si intervenisse per carenza di finanziamenti. Addirittura tra il tra il 2014 e il 2015, il commissario prefettizio Claudio Ventrice arrivò a rifiutare un contributo di 300mila euro, stanziato dalla Regione in occasione del centenario della Grande guerra, perché palazzo Nodari avrebbe dovuto integrare quelle risorse con altri 150/200mila euro, che non sapeva dove trovare.

Il recupero poi era stato messo in programma anche dalla giunta Bergamin per il 2018, ma anche in quel caso non se ne fece nulla. Poi la svolta con l’attuale giunta e la fondazione Cariparo che hanno messo sul piatto le risorse mancanti (il finanziamento della Regione è di 350mila euro) e la giunta ha provveduto al dare il via libera all’intervento.

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