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Nike la vittoria alata

Nike la vittoria alata

Nike non è il nome di una scarpa. Lo “swoosh”, detto anche baffo, rappresenta un’intuizione grafica declinata a logo delle ali falcate sfoggiate da una dea, la Vittoria alata. Il mito antico nelle mani degli artisti diviene argilla per dar forma a concetti spesso divergenti dalla tradizione originale, arrivando poeticamente a riscriverla: si veda l'Inno omerico dedicato ad Ares, in cui Nike diviene figlia del dio della guerra — una genesi da intendersi in senso allegorico — poiché la vittoria non incorona buoni o cattivi, ma solo i vincitori… Pensiamo alla figura retorica della "Vittoria mutilata" coniata da Gabriele D'Annunzio, maestro nel reinventare l'immaginario — da Maciste alla Rinascente — con esiti assai pericolosi, per l'efficacia con cui sapeva render potenti le metafore: «Vittoria nostra, non sarai mutilata. Nessuno può frangerti le ginocchia né tarparti le penne. Dove corri? Dove sali? La tua corsa è di là dalla notte. Il tuo volo è di là dall'aurora. Quel che in Dio fu detto è ridetto: "I cieli sono men vasti delle tue ali"» (Corriere della Sera, 24 ottobre 1918). È realmente una vittoria mutilata la più famosa rappresentazione giuntaci dall'antichità a eterno simbolo di bellezza: la celebre Nike di Samotracia, visibile al Museo del Louvre, posta in cima alla monumentale Scala Daru.
Adagiata non a caso su una prua di nave in marmo, un diorama della collocazione originale presso il santuario dedicato agli dèi Cabiri, nell'omonima isola di cui porta il nome.

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