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L’intervista

La mafia è un “male comune”

Paolo Lattanzio (pd), membro della Commissione antimafia: “Il tema delle infiltrazioni non è più un problema territoriale, anzi è più grave al Nord che al Sud”

Paolo Lattanzio (Pd)

Paolo Lattanzio, parlamentare Pd e membro della Commissione antimafia

17/11/2021 - 15:57

Oggi parlare di mafia non è più un’esigenza “territoriale”, ma è necessario sviluppare il ragionamento in maniera tematica. E non è più una questione solo del Sud. Anzi. La cronaca, tra l’altro, è lì a ricordarlo. In quest’ottica si inserisce l’iniziativa di Paolo Lattanzio, parlamentare del Pd e membro della commissione antimafia, nell’ambito della campagna “Mafia male comune” per l’elaborazione di una proposta di legge per il contrasto alle infiltrazioni mafiose nei comuni italiani (iniziativa lanciata dai Think Tank “Orizzonti politici” e “Giorgia”).

Lattanzio è andato dritto al cuore del problema, scegliendo per il workshop in programma sabato 20 novembre uno dei comuni del Nord da anni al centro del problema: Buccinasco.

“E’ uno dei paesi che più devono fare i conti con un forte radicamento della ‘ndrangheta sul territorio. Il sindaco e l’assessore Rosa Palone stanno combattendo con forza contro la mafia, e hanno chiesto un forte intervento dello Stato”, spiega Lattanzio.

Un problema, dunque, che non è più solo del Sud ma anche, e in maniera conclamata, del Nord?

“Oggi il problema mafia è addirittura più forte al Nord che al Sud. E’ al Nord che si gioca la battaglia vera, perché lì c’è una classe imprenditoriale che corre il rischio di venire infiltrata dalle mafie; lì ci sono le risorse economiche che fanno gola alla criminalità. Non è un caso che le più imponenti operazioni antimafia coinvolgano sempre più spesso le regioni del Nord”.

Il problema, visto così, sembra ancora più grave di quanto sia percepito…

“E’ per questo che si deve uscire dalla logica delle infiltrazioni mafiose. Oggi si assiste ad un radicamento della criminalità mafiosa in alcuni strati della società. Oggi, e lo dicono tutte le indagini, solo in Lombardia si contano una decina di ‘ndrine. E dico Lombardia, ma il ragionamento vale anche per le altre regioni con una economia forte, che sono poi quelle più a rischio”.

C’è anche una contingenza temporale nella recrudescenza di questi fenomeni?

“Nelle regioni del nord c’è un forte tessuto economico che però nell’ultimo anno e mezzo ha risentito in maniera pesante delle conseguenze del Covid, e dunque corre il rischio di essere vulnerabile. Poi è arrivato il momento di sfatare un altro tabù…”.

Sarebbe?

“A volte sono gli imprenditori in difficoltà a cercare i contatti con personaggi contigui alla mafia in quanto questi ultimi hanno in mano una forte liquidità da mettere sul piatto. Questo permette alle famiglie mafiose di immettere nelle imprese denaro liquido. Ma quando quei soldi entrano nelle aziende è finita, contaminano tutto il tessuto economico, anche quello circostante. Con quei finanziamenti non solo si ripuliscono capitali illegali, ma si altera un sistema economico nel suo complesso, creando danni alla comunità e al sistema di impresa. Alla comunità perché la mafia ruba risorse agli investimenti legali, e dunque ai cittadini. E agli imprenditori per bene, perché si crea un meccanismo di concorrenza sleale che penalizza chi opera nella legalità”.

E’ la famosa mafia dei colletti bianchi?

“Certo, ci sono settori più infiltrati di altri. Ma la pandemia ha rafforzato la presenza delle mafie anche dove prima non entrava. La verità è che essendo una mafia degli affari non c’è più grande distinzione. Oggi le mafie guardano con attenzione a quei settori da cui possono trarre maggiori benefici ad esempio per l’accesso ai fondi europei. Ma per farlo, e questo è l’altro grande tema, la mafia ha bisogno di professionisti, di persone capaci che si prestino agli scopi della criminalità organizzata”.

E un settore come il turismo?

“Con la pendemia è fra i mondi che ha subito una crisi profonda, e proprio chi soffre di più ha bisogno di soldi…”.

Un’ultima domanda: la scelta di Buccinasco per questo workshop su un tema tanto delicato non è casuale, ovviamente…

“L’iniziativa, che si inserisce all’interno della campagna ‘Mafia male comune’, vuole favorire la partecipazione dei giovani e del mondo economico e sociale non solo in un precorso di formazione, ma anche di crescita per arrivare a elaborare una proposta di legge per il governo, e poi per le Regioni, con le risposte concrete da dare al tema delle infiltrazioni mafiose nei comuni: una proposta che nasce dal basso, da chi è a contatto con il problema”.

L’appuntamento è a Buccinasco (Cascina Robbiolo) sabato 20 novembre a partire dalle ore 9.30. Info: www.orizzontipolitici.it/workshop-mafiamalecomune

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