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Festival dei popoli nel deserto

Il viaggio

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10/02/2017 - 15:45

Per molti la Tunisia è vista come una meta per le vacanze al mare. Le spiagge di Sousse, dove l’acqua assume cromaticità caraibiche, continuano ad essere le più gettonate grazie anche alle strutture alberghiere e ricettive a cinque stelle a prezzi contenuti.



Pochi sanno che questa terra, a un'ora e mezza di volo dall’Italia, possiede ben 40mila siti archeologici, molti tutelati dall’Unesco. Uno di questi è l’anfiteatro romano di El Djem (o El Jem): il terzo Colosseo al mondo, dopo quello di Roma e di Pola in Istria.



A ragione è considerato il monumento più imponente dell’Africa. Collocato al centro della Tunisia, nella città di El Djem (la romana Thysdrus), con il Colosseo di Roma condivide il primato di essere l’unico al mondo ad avere una facciata intatta con tre livelli di gallerie. E’ alto 36 metri e riesce a contenere fino a 30mila persone, tanti quanti erano all’epoca i cittadini romani che abitavano a Thysdrus. La sua costruzione risale al terzo secolo. All’interno impressiona la caratteristica forma ellittica, che contiene un’arena di 65 metri.



Ma ciò che maggiormente colpisce e suscita ammirazione per la bravura degli architetti dell’epoca sono archi, camere sotterranee per le belve, scalinate e contrafforti battenti. Non è esagerato definire l’anfiteatro una costruzione di notevole complessità. Fino al diciassettesimo secolo il complesso di El Jem era rimasto intatto. In seguito molte delle sue pietre sono state utilizzate per la costruzione della villaggio di El Djem o come riempimento della grande moschea di Kairouan, altro luogo che merita una visita e che aiuta a capire la forte religiosità dei tunisini.



Dal 1979, ciò che resta del maestoso anfiteatro è Patrimonio dell’Umanità. Ogni anno, grazie all’eccezionale acustica dell’arena si svolge di Festival internazionale della Musica e della Sinfonia. Obbligatoria la visita al museo di El Djem che custodisce una preziosa galleria di mosaici romani perfettamente conservati, dai colori ancora originali. Visitando la Tunisia, si percepisce netto il forte legame con la tradizione e la cultura locale. La massima espressione è il Festival internazionale del Sahara a Douz (la porta del deserto).



Il forte legame con usi e costumi permettono di mantenere e diffondere la conoscenza delle culture delle popolazioni nomadi del deserto sahariano. Ogni anno, a metà gennaio, per quattro giorni, Douz diventa il luogo in cui si confrontano, in uno spirito non solo spettacolare, ma di orgogliosa manifestazione di identità culturale, numerose tribù nomadi del deserto, tra cui i Mrazigs.



Uomini e donne del “mondo delle dune e della sabbia” arrivano non solo dal sud della Tunisia e dell’area del Maghreb ma da diversi paesi africani e arabi. Durante il Festival, ai confini dell’oasi sono piantate le tende (douar). Nel souk sono selezionati i migliori dromedari bianchi da corsa (mèharis) e i migliori levrieri da caccia (sloughis). Subito fuori del palmeto di Douz, c’è lo spazio aperto di Hinich.



Dalle tribune si assiste, tutti i pomeriggi fino al tramonto, alle tradizionali cerimonie dei matrimoni locali, alle corse dei dromedari, alle sfilate degli eleganti cavalli e dei cavalieri dai coloratissimi costumi. A completare le rappresentazioni della vita sahariana, ci sono le mostre presso la grande scuola di Douz e presso il Museo del Sahara: qui è possibile scoprire le arti popolari, le piante medicinali utilizzate dal popolo tunisino e le bellissime creazioni artigianali della regione tunisina. Info: www.tunisiaturismo.it.

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