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rovigo
24.04.2026 - 21:00
Non un delinquente comune, quello che progettava di evadere dal carcere di Rovigo, ma il “boss di Casalotti”, figura di spicco della “Gomorra romana”, Leandro Bennato, 47 anni, detto “Biondo”, che dalla sua cella, utilizzando un telefono fatto entrare clandestinamente, progettava una duplice evasione, con tanto di elicottero, a disposizione con il pagamento di 200mila euro, a bordo del quale sarebbe dovuto salire non escludendo azioni violente, per poi dirigersi in Croazia per pianificare una seconda evasione, quella dell’amico Raul Esteban Calderon detto “Messi”, a propria volta in carcere perché accusato di aver ucciso nell’agosto del 2019 Fabrizio Piscitelli, meglio noto come “Diabolik”, leader del tifo laziale ma anche figura di spicco dello spaccio romano.
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I mandanti di quell’omicidio non sono mai stati individuati, ma i sospetti si erano indirizzati proprio su Bennato, già coinvolto nell’inchiesta “Grande Raccordo criminale”, così come nelle rivolte del carcere di Rebibbia del 2020 e condannato nel maggio 2025 dalla Corte di Assise d’Appello di Roma a 19 anni e 4 mesi per sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione ai fini di spaccio di 107 chili di cocaina. Dietro quei 107 chili di polvere bianca, dal valore milionario, si è snodata una storia in perfetto stile mafioso, perché la partita di droga era sparita e, per risalire a chi l’avesse rubata, sono state utilizzate vere e proprie torture con aghi sotto le unghie, bruciature con una fiamma ossidrica e gambizzazioni. Ma Bennato è stato anche rinviato a giudizio, il mese scorso nell’ambito dell’operazione “Cacher”, che ha disarticolato una struttura criminale dedita al traffico di droga e alla gestione delle piazze di spaccio nella Capitale, coordinata dalla Dda di Roma, con il processo che inizierà il 24 giugno. Il 10 aprile scorso, invece, nei sui confronti è stato eseguito un sequestro ai sensi della normativa antimafia il sequestro di 5 immobili, 40 ettari di terreni, un orologio di lusso, rapporti finanziari e bancari, per un valore complessivo di circa un milione di euro.
Un vero e proprio boss, che a Rovigo si è trovato “di passaggio”, nel corso della sua lunga trafila carceraria, quando, fra evoluzioni giudiziarie e processuali, si è ritrovato con un regime detentivo As3, per il quale c’è un apposito braccio da cento posti nel carcere di Rovigo. Ora Bennato è al 41 bis, fra Novara e Parma. Il regime di massima sicurezza. Quello dei “veri boss mafiosi”.
E anche mentre era nella casa circondariale di Rovigo, si è atteggiato da tale. Quando è stato sorpreso ad utilizzare un telefono, un annetto fa, Bennato ha reagito con violenza, continuando la telefonata. Senza sapere, però, che quell’utenza era già stata messa sotto controllo e la polizia penitenziaria stava già mettendo insieme gli elementi che dell’indagine sulla sua tentata evasione, arrivata ora a conclusione.
“Giampietro Pegoraro, della Fp Cgil, rimarca: “Bisogna dire grazie agli agenti di polizia penitenziaria del carcere di Rovigo, che in pochi sono riusciti a sventare il pericoloso piano di evasione. Non grazie al Governo, non grazie alla Meloni, come qualcuno si è affrettato a dire, perché non c’entra proprio un fico secco. Anzi, contestiamo che nella finanziaria varata proprio dalla Meloni, visto che qualcuno la osanna, sono stati fatti tagli all’edilizia penitenziaria e questo va a incidere negativamente sui sistemi di sicurezza e costringe i poliziotti a lavorare il doppio”.
Anche Marco Gallo, segretario regionale dell'Uspp, l’Unione sindacati di polizia penitenziaria, mette l’accento sull’attività degli agenti rodigini: “Vista la carenza di personale dell’istituto, questa operazione è stata un sacrificio enorme perché ha comportato ore di straordinario per chi ha seguito queste attività, in una struttura che ha carenze di agenti rispetto ad una pianta organica che già non è sufficiente. Per questo va dato merito a chi con grande sforzo è riuscito a dare il proprio prezioso contributo”.
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