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LO SCANDALO

Orrore all'Iras: "Non autosufficienti picchiati e umiliati". Blitz della polizia

Nove gli operatori sanitari destinatari di misure cautelari

Uno scandalo senza precedenti colpisce l'Iras di Rovigo, la casa di riposo per anziani del capoluogo, proprio durante il periodO di commissariamento regionale. E' proprio l'istituto di assistenza rodigino, Nucleo di San Bortolo, infatti, ad essere oggetto di una indagine della Polizia di Stato per presunti maltrattamenti nei confronti degli ospiti (LEGGI ARTICOLO). Per il personale della struttura - operatori socio sanitari e inservienti - infatti, sono scattate nove misure cautelari che consistono nel divieto di svolgere la propria attività professionale di dipendenti di strutture sanitarie.  

Questo il risultato dell'indagine della squadra mobile di Rovigo, guidata dal commissario capo Gianluca Gentiluomo, che ha operato con intercettazioni ambientali audio e video. La casa di riposo del capoluogo è da tra anni commissariata dalla Regione, con l'obiettivo di risanare i conti e riportare in pareggio un bilancio in rosso. E la bomba sembra quindi essere proprio esplosa tra le mani del commissario regionale, Rodolfo Fasiol, da pochi giorni rinnovato per un ulteriore anno alla guida dell'ente dalla Regione del Veneto.

Secondo le contestazioni, i nove dipendenti - sette oss, tutte donne, e due inservienti, un uomo e una donna, otto italiani e un marocchino - della struttura, destinatari delle misure cautelari, avrebbero tenuto comportamenti violenti e umilianti a carico degli ospiti, non autosufficienti. Episodi definiti dal gip "atti denigratori e lesivi della dignità umana". Si parla di percosse, umiliazioni, minacce, atti che avrebbero leso, secondo anche interpretazione del giudice che emesso le misure cautelari, la dignità degli anziani non aurosufficienti, in una chiara condizione di minorata difesa.

L'indagine è partita dopo dichiarazioni spontanee di altri operatori operanti nella struttura. Un elemento di merito per tutti quei lavoratori onesti che, ogni giorno, fanno il proprio lavoro con passione, affezionandosi anche agli anziani che assistono. Da qui la polizia si è mossa con intercettazioni ambientali che avrebbero confermato la veridicità delle dichiarazioni dei colleghi. 

Iras Rovigo è stata spesso al centro della polemica politica per questioni di organico, bilancio, scelte amministrative. Mai, però, la struttura pubblica del capoluogo aveva affrontato uno scandalo simile, nel quale sono contestati maltrattamenti agli anziani.

A carico dei nove, sette operatori sociosanitari e due interventi, sono contestate percosse, minacce e umiliazioni inferte, secondo le tesi investigative che hanno portato alla misura cautelare, ai non autosufficienti.

Sono destinatari della misura cautelare personale interdittiva del divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale di Oss i seguenti soggetti: S. E. M., 47 anni residente ad Adria; F. M. 45 anni di Rovigo; M. G. S., 52 anni residente a Rovigo; L. C., 53 anni residente a Rovigo; G. B. 42 anni, residente a Rovigo; M. S. 53 anni, residente a Rovigo; F. P. 51 anni, residente a Villadose.

Hanno ricevuto invece misura interdittiva di divieto temporaneo di svolgere l'attività professionale all'interno di strutture sanitarie, sociosanitarie e sociosanitarie i seguenti soggetti: P. C. 50 anni, residente a Rovigo; M. M. 56 anni residente a Rovigo.

Le registrazioni della polizia (vedi il video in pagina), immortalano, secondo le ricostruzioni degli investigatori, schiaffoni e percosse, soprattutto al momento dell'allettamento degli anziani, ma anche del loro cambio, della loro alzata. In un caso, una anziana, che dormiva, sarebbe stata svegliata con una sberla. Tra i comportamenti umilianti, poi, le scope e i moci che venivano utilizzati per la pulizia dei pavimenti premuti sul viso di queste persone indifese.

Ecco l'intervento del sindacato Cgil, nelle parole di Davide Benazzo: "Le notizie che arrivano dalla Magistratura in merito alle indagini sull’Iras colpiscono e per prima cosa riteniamo necessario esprimere la massima solidarietà agli Ospiti e ai tanti Lavoratori che dentro questo Ente assicurano un’assistenza di qualità per persone fragili che dipendono dalle stesse che le accudiscono. Ora dobbiamo aspettare l’esito delle indagini senza inutili gogne mediatiche ma con altrettanta fermezza per evitare che le condizioni degli Ospiti siano un tema solo quando la Magistratura interviene, mentre per il resto dell’anno il tema interessa a pochi. Ora tutti cominceranno a chiedere più controlli, telecamere, e tra questi gli stessi che in questi anni hanno ridotto le risorse e messo nelle condizioni economiche disastrose strutture come l’Iras".

"Ben vengano i controlli, ben vengano le telecamere... ai tanti, la stragrande maggioranza dei lavoratori, questo non fa paura, anzi forse potrebbe servire ai tanti per conoscere il lavoro di ogni giorno che queste persone fanno con il cuore. Preme anche sottolineare che il periodo trascorso da tanti anziani in queste strutture, che rappresenta il loro fine vita, non può essere argomento di discussione solo in queste bruttissime situazione e per il resto del tempo un problema di tipo economico. La qualità dell’assistenza che è in stretta relazione con quanto investo sul personale, deve tornare al centro. Deve tornare al centro il lavoro e quanto decido di investire attraverso la rivisitazione degli organici, una costante formazione che mi permetta di coinvolgere e rendere sempre più l’assistenza vicino ai bisogni delle persone. Spero che questo brutto episodio possa determinare una forte alleanza tra Lavoratori e Famigliari per chiedere alla politica investimenti sulla qualità dei servizi e sul lavoro. Punire chi sbaglia è giusto, ma questo è compito della Magistratura... la Politica e la Società tutta ha invece il compito di creare le condizioni perché questo non accada".

Interviene anche la Uil Fpl con Cristiano Maria Pavarin: "Abbiamo appreso con sgomento e preoccupazione dei maltrattamenti di cui sono stati fatti oggetto ospiti non autosufficienti da parte di alcuni operatori presso l’Iras di Rovigo. Mentre ci affidiamo alle indagini ed alle procedure giudiziarie, prima ancora di esprimere un giudizio nel merito di quanto effettivamente accaduto, esprimiamo la nostra più sincera e profonda solidarietà e vicinanza alle persone coinvolte nei fatti, che sembrano essere davvero molto gravi, e alle loro famiglie. Il fatto stesso che le indagini siano partite per effetto della denuncia pervenute dai colleghi degli operatori coinvolti la dice lunga rispetto all'alta professionalità diffusa e senso del dovere oltre che di giustizia da parte dei dipendenti Iras , segno di una consapevolezza diffusa e grande umanità. Non certo per sminuire o giustificare certi deplorevoli comportamenti, ma intendiamo ribadire la grande professionalità dimostrata in questi anni dall'ampia maggioranza dei dipendenti dell’Iras , impegnati quotidianamente, spesso attraverso turni di lavoro difficili e con l’organico ridotto al minimo, a garantire la necessaria qualità dei servizi resi. Siamo assolutamente convinti di quanto sia necessario intraprendere azioni concrete con lo scopo di prevenire atti del genere anche e soprattutto attraverso investimenti sul personale per garantire parametri assistenziali di qualità".

Sul caso è intervenuto anche il sindaco di Rovigo, Edoardo Gaffeo: "Apprendo con stupore e dispiacere la notizia.  Le indagini  faranno il proprio corso,  terremmo sotto controllo la situazione e faremo le considerazioni del caso. Vicende come questa, purtroppo, toccano l'intera comunità, che resta attonita di fronte ad atti così deplorevoli da parte di persone che dovrebbero avere cura e dedizione verso i più indifesi. Abbiamo piena fiducia - ha concluso il sindaco - nel lavoro della questura e della magistratura”. Al sindaco si unisce l'assessore ai Servizi sociali Mirella Zambello che, conferma da parte dell'amministrazione, il massimo impegno nel seguire la vicenda, affinché sia garantita l'attenzione e la tutela per gli ospiti  e sia mantenuta la qualità dei servizi come previsto dagli indicatori preposti.

Interpellato in merito, il presidente della Regione Luca Zaia, non ha avuto dubbi: "Tolleranza zero", ha spiegato, qualora la colpevolezza degli indagati venisse provata. Ribadendo, però, come i processi si facciano nelle aule di giustizie e non per strada (vedi video sotto).

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