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IL CASO

"Osservatorio preso a fucilate e gente ferita. Adesso basta"

Il caso del telescopio colpito dai cacciatori a Rovigo arriva in Regione

"Osservatorio preso a fucilate e gente feruta. Adesso basta"

“La stagione venatoria non è ancora iniziata, ma già con le ‘pre aperture’ è tornato il Far West. Basta vedere quanto è accaduto a Rovigo, dove è stato impallinato il radiotelescopio dell’Osservatorio astronomico, con danni decine di migliaia di euro, in un’area interdetta alla caccia. Troppe doppiette continuano impunite a fare il bello e il cattivo tempo, violando troppo spesso le norme minime di sicurezza. Visto che anche lo scorso anno ci sono stati incidenti, abusi e atti di bracconaggio, la Regione ha intenzione, finalmente, di fare qualcosa per garantire la sicurezza dei veneti e la tutela della fauna selvatica? Le leggi ci sono, ma non vengono fatte rispettare!”. Alla vigilia dell’apertura della caccia, domenica prossima 15 settembre, interrogazione del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni (sottoscritta dal capogruppo Stefano Fracasso, dai colleghi Bruno Pigozzo e Anna Maria Bigon; Guarda di Civica per il Veneto, Patrizia Bartelle di Italia in Comune; Piero Ruzzante per Liberi e Uguali; Erika Baldin, Jacopo Berti, Manuel Brusco e Simone Scarabel per il Movimento Cinque Stelle), che arriva dopo l'incidente che ha colpito l'osservatorio (LEGGI ARTICOLO).

“Ricordo l’orafo centrato all’occhio in provincia di Treviso, gli spari nei tubi del gas a Godega, sempre nella Marca, il medico vicentino colpito in faccia da 50 pallini e che ha rischiato di perdere un occhio, un lupo ucciso in Lessinia, le guardie provinciali malmenate a Quinto Vicentino, ma gli episodi gravi sono davvero tanti, troppi. È un’interrogazione che riproponiamo, perché le azioni annunciate in passato dalla Giunta si sono rivelate inutili: la prevenzione in Veneto è scarsa e i furbetti della doppietta restano sostanzialmente impuniti. La vigilanza venatoria - insiste Zanoni - rientra fra i compiti della Regione, che ha il dovere di assicurare l’incolumità di cittadini e turisti, applicando le norme, incluse quelle statali e comunitarie. Nel corso degli anni però i controlli sono diminuiti parallelamente alla riduzione del personale. Una scelta incomprensibile se consideriamo che il Piano nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 30 marzo 2017, identifica nelle Prealpi lombardo-venete e nel Delta del Po due delle otto aree a livello nazionale in cui il bracconaggio è particolarmente intenso. Purtroppo la Giunta leghista continua ad essere ‘appiattita’ sulle posizioni di una lobby ristretta dei cacciatori, come testimonia la legge sulla viabilità silvopastorale approvata in commissione Caccia”.

“Continuando su questa strada - conclude Zanoni - i veneti e non solo loro, rischiano di pagare un conto salatissimo. L’Italia, infatti, è stata oggetto di un procedimento di ‘pre-infrazione’ EU-Pilot, per violazioni alla Direttiva Uccelli dell’Unione Europea: se non c’è un’inversione di tendenza appare inevitabile una procedura di infrazione, con successiva condanna e conseguenti sanzioni economiche. Zaia finora ha sempre mostrato scarsa sensibilità per l’ambiente e gli animali, mi auguro che almeno sia sensibile alle ragioni del portafogli!”. 

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